La corte del gaio sapere - Cesare+Miguel+Angelo lover's

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Antinoo - Bibliografia, I libri e i siti che parlano di lui
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 3/12/2009, 17:30


Erano 2 papiri che si trovavano nell'Abbazia di Casamari,al carbonio 14 risalgono al 40 a.c.,
si credeva che curassero lo scorbuto,la febbre,il mal santo, ma sono state tradotte dal dott.Severelli e si trattava di 2 papiri scritti in 4 lingue:Gaelico..la più antica ,greco latino e arabo con una copertina di cuoio che lasciava intravedere un guerriero caldeo con un ankh in mano(ankh la croce egizia).Da una traduzione a braccio si trattava della cura per la Malatis Veneris ossia la sifilide,secondo i tempi veniva curata con bagni di zolfo,e grosse libaggioni di acqua della Nubia,contenente mercurio, e fasciature trattate al magnesio.Un'ulteriore parte dei 2 papiri sono rovinati ,nonsonoducibili essendo stati danneggiati dal mercurio.Da una traduzione sommaria si parla di cure termali per lo stesso male e si consigliano le terme di Biserta.
Dunque i 2 papiri sulla copertina riportano un guerriero caldeo come gia detto,rappresentato prima con un'armatura poi con un saio penitenziale e ankh e in sequenza il martirio di questo guerriero tramite squartatamento alla fine il guerriero portato negli inferi da Anubi.nel libro ci sono sovrascritte intorno al 150 d.c.


Lady okkietti
 
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view post Posted on 24/11/2009, 19:06Quote
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ailinon

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 7/12/2009, 22:07


Mi sembra assai improbabile come tesi.

La Yourcenaur, ipotizzò che Adriano morì per
idropisia. Non so se lo prese da qualche fonte storica.

Ma non certo per sifilide.

Ecco cosa dice wikipedia, sulla malattia:

CITAZIONE
Nel mondo classico la malattia era probabilmente presente in forma poco virulenta


“Prepotente, collerico, violento, eccessivo in tutto, di una sregolata immaginazione erotica unica, ateo sino al fanatismo, eccomi in poche parole, ammazzatemi o prendetemi come sono perché io non cambierò”
Marchese Donatien Alphonse François de Sade

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view post Posted on 24/11/2009, 21:27Quote

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In attesa di interrogare un medico, vi passo l'ultima puntata di Taylor (puff puff, pant pant!)

Taylor, settima e ultima.

Antinoo si avvia alla sua tenda. Sulla soglia, trova la benda di Osiride, quella che Adriano, a Tivoli, gli aveva messo in testa per gioco, e crede di udire di nuovo le parole sinistre di Amenofi.

“ – Numi e presagi! – mormorò. – Dio grande che risiedi in Amenti, perdura ancora la tua collera? Esigi il sacrificio per ritrarre la maledizione che io e il Cesare ci siamo attratta sul capo?”

E’ il momento. Antinoo scrive l’ultimo messaggio per Adriano su una tavoletta cerata che posa “sul letto composto”, si orna il capo della benda e scende al fiume.

“A capo chino si avvicinò all’acqua ma, sentendo che l’istinto della vita sarebbe stato più forte che la sua risoluzione, toltasi la benda dal capo ne fece abilmente due cocche nelle quali infilò le mani.
Così, con le mani avvinte, stette qualche tempo, poi i pescatori ch’erano sulla riva opposta udirono un tonfo.
Antinoo lottando con le onde tornò a galla, quindi tutto fu silenzio.”

L’indomani Adriano, dopo avere aspettato invano Antinoo, manda a cercarlo. Lo schiavo inviato ritorna, tremando, con la tavoletta.

“Con un grido straziante di tigre ferita, Adriano balzò dal letto. Lo spavento e il dolore gli fecero sormontare ogni debolezza.
- Va’ e domanda se qualcuno ha veduto il giovinetto – ordinò a diversi schiavi. – […] Chi mi riporta vivo il giovinetto, lo farò ricco. Dei immensi, non potete punirmi così duramente per essermi trastullato con voi!
L’imperatore, tremante, disfatto, dovette sedersi.”

Elio Vero è tutto contento, e fra sé e sé ringrazia Amenofi “Il mezzo è stato così semplice e così efficace. Chi può farci responsabili della morte volontaria di quel pazzo? Chi può accusarci se il vecchio muore dal dolore?”

“Incominciava ad annottare senza che si fosse trovata nessuna traccia di Antinoo.
- E’ possibile che egli si sia pentito della sua risoluzione – diceva il prefetto. – non si muore così facilmente a diciotto anni. Forse la vergogna lo trattiene celato in qualche luogo e finiremo per trovarlo.
Adriano scrollava il capo:
- Non lo conosci!”

Ed ecco che arriva Svetonio con tre pescatori. E il loro racconto è tale da togliere ogni dubbio.

“Adriano si nascose il viso fra le mani, e un silenzio profondo regnò nella tenda. I pescatori avevano veduto bene, tutti lo capivano.
- Potete ricuperare il cadavere? – domandò l’imperatore.
- Signore – disse il più anziano dei pescatori – noi non vogliamo sfruttare il tuo dolore. Potremmo accettare l’incarico, ma sarebbe un inganno. Nel caso che il giovinetto che tu cerchi siasi gettato in acqua dall’argine di Ibis, il secondo o il terzo giorno sarà portato alla cateratta del canale di Apis. In quel senso va la corrente.
- Allora vigilate colà, finché non lo avrete rinvenuto.”

Un’altra cosa preoccupa Adriano, la stessa che ci ha sempre preoccupato tutti… i coccodrilli! In questo momento dovrebbero essere più a monte, comunque i pescatori si offrono di perlustrare il fiume per spaventarli e tenerli lontani.

“Poco dopo si udì battere i remi sulle acque, si udì stridere il sistro e squillare il sonaglio del Nilo. Sempre giungevano nuove barche, perché ognuno tentava di appagare il desiderio del Cesare. Lo stridio degli strumenti sacri chiamava alla mente de’ pescatori la festa di Osiride ed alcune donne intonarono i canti di rito.”

Anche i sacerdoti egiziani danno inizio alle cerimonie “ed il capo dei sacerdoti del tempio di Apis si fece annunziare ad Adriano per dirgli che il popolo stesso aveva collocato Antinoo fra gli Dei.”

Il cadavere viene ritrovato il quinto giorno. I sacerdoti hanno cancellato i segni dell’acqua e l’hanno composto su “un letto di Adone”. Adriano, accompagnato da Elio Vero, si avvicina alla bara. Il prefetto gli mostra la benda sacerdotale con la quale Antinoo si era legato le mani, e Adriano la riconosce. Ordina che sia chiamato Amenofi. Elio Vero sviene. Adriano designa a successore Antonino Pio, poi affronta Amenofi.

“- Ascoltami Cesare – esclamò Amenofi – se io confessassi di avere indotto Antinoo al suicidio, macchieresti tu nonostante la terra nera erigendovi un tempio a un cinedo suicida?
Adriano mise mano alla spada.
- Dunque confessi il tuo delitto?
– Lo confesso, affinché tu veda che il tuo favorito non è un Dio. Non lordare il sacro fiume col tuo abbominio!
- Anche Tifone soverchiò Osiride – rispose Adriano – e il cinghiale di Marte uccise Adone, eppure tutti e due erano Dei, poiché il Fato è più forte di Giove stesso. Tu però fosti la bestia del Tifone che guidasti alla rovina il Dio buono.
- Ebbene, in tal caso io pure fui una parte del Fato e allora adorami!
- Non sono Egiziano – rispose Adriano – e non adoro le bestie di Tifone; sono persiano, e come tale, mi è imposto di distruggere le creature di Arimane. Prefetto, ha confessato; fa’ che sia crocifisso!”

Non si smentisce mai… E Flegone?

Flegone si è convertito al cristianesimo, ed è partito per “Aquileia” dove si trovano la moglie e i figli. Secondo il testo italiano, Aquileia si trova nella valle del Reno. Dopo un attimo di smarrimento (e un rapido controllo su Internet archive) ci rendiamo conto che in realtà Flegone è partito per Aquae Aureliae (cioè per Baden-Baden, a due passi dalla casa di Hausrath, che è nato a Karlsruhe). All’ingresso delle terme di Baden, lo accoglie una statua di Antinoo.

THE END

"Si destreggiava con scioltezza e ignoranza in diverse lingue". (Borges)
 
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view post Posted on 24/11/2009, 22:22Quote

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 7/12/2009, 21:13


Non esprimo nessuna opinione al riguardo e mi sembrano ipotesi senza alcun fondamento storico. Con quello che si vuole si può dire tutto e il contrario di tutto.
Un augurio a chi crede di aver scoperto come sia morto Antinoo; io dopo quindici anni di studio sull'argomento non ho alcuna certezza in merito
 
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view post Posted on 25/11/2009, 12:56Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 3/12/2009, 17:30


Ho spedito una foto di un busto di Antinoo ,ha un simbolo in testa: una fiamma stà ad indicare che Antinoo era passato alla storia come un dio !

Lady okkietti

Nonostante quello che io ho affermato su Adriano non dovete credere che la mia stima sia diminuita....quella era solo storia che io affermo perchè la storia è storia e non si cambia..!

Lady okkietti
 
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view post Posted on 25/11/2009, 14:01Quote
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ailinon

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 7/12/2009, 22:07


Sofia,
se la tua è un ipotesi, bisogna che lo dici.
Se invece è una tua storia inventata,
non va messa nello spazio storico,
ma nella sezione racconti.

Devo segnalarlo.

Grazie

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Adesso credo che non si debba andare oltre. Si può dire di tutto ma non per questo ritenere che sia vero. Quella che è chiamata fiamma è una semplice pigna posta sul capo di Antinoo come attributo dionisiaco e in questo contesto non c'entra niente. Se si fanno delle affermazioni bisogna riportare in primo piano la fonte storica da cui si è tratta o desunta la notizie; altrimenti non sono ipotesi attendibili ma favole
 
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view post Posted on 26/11/2009, 21:19Quote

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Oggi ho girellato per Internet archive e ho recuperato un paio di pezzi venerandi:

la recensione di Ruggero Bonghi a Hausrath-Taylor (pubblicata nella Nuova Antologia, s. II, v. XXVIII (LVIII dell’intera raccolta), 1881, p. 491-494 – ma caso mai v’interessasse chiedete all’oracolo Nuova antologia 58, altrimenti si rischia il naufragio);

Hadrian (1864), dramma di Paul Heyse (premio Nobel 1910) – è nel vol. 9 (1872) dei Gesammelte Werke, a p. 157 (164 dell’ed. digitale) ma, come se non bastasse, è in gotico (‘sti barbari!). Un giorno o l’altro ve ne parlerò (si accettano vibrate proteste).

Mi sono anche accorta che devo fare una precisazione riguardo alla traduzione “inglese” di Taylor. In realtà le traduzioni in lingua inglese sono due: quella di M.J. Safford per l’edizione americana (disponibile su Internet archive) e quella di JDM (John Daniel Morell) per l’edizione inglese (London, Longmans, 1884). Quale delle due edizioni sarà stata letta da Oscar Wilde?

Infine, vi carico un’immagine della copertina di E. Sommer, Antinous, oder, Die Reise eines Kaisers [Antinoo, o, Il viaggio di un imperatore], Rudolstadt, Greifenverlag, 1955. Illustrazioni di Rudolf Nehmer. Rudolf Nehmer (1912-1983) era un artista rinomato, ottimo grafico, e si vede; le illustrazioni nel testo sono disegni al tratto, eleganti e vivaci. Non so se ci sia un’edizione con un’altra copertina, oppure una sopracoperta (wai-lung dà un’immagine diversa). Per la recensione mi ci vuole ancora un po’ di tempo.

Sul foglio di guardia della mia copia c’è una dedica in bella scrittura, a matita verde, da cui risulta che Carlotta und Ugo hanno regalato il libro alla mamma per la Pasqua del 1957. Un saluto a Carlotta e Ugo. Dove saranno? Avranno visto le celebrazioni per la caduta del Muro?

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ailinon

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Che bella copertina!

Cavolo ma quante lingue conosci poi?

Sei la nostre esperta per l'estero ormai, su Antinoo
ed Adriano, potrei dire :)

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view post Posted on 28/11/2009, 20:48Quote

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Una nota piccola piccola, su Antinoo e Melville: Gail Coffler, Classical iconography in the aesthetics of Billy Budd (in “Savage eye : Melville and the visual arts”, a cura di Christopher Sten, Kent State University Press, 1991, p. 257-276). Sull’immagine di Antinoo nell’opera di Melville. Se ne può spigolare qualche pagina in google books.

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view post Posted on 2/12/2009, 00:03Quote

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Passiamo a Sommer… Questa volta sarò più breve.

Fra Taylor e Sommer (come fra Taylor e la Yourcenar, del resto) ci sono due guerre mondiali e l’incubo del totalitarismo, e questo nel libro si sente. Il romanzo è stato pubblicato nel 1955 nella Repubblica Democratica Tedesca, e per questo ha avuto una diffusione limitata e non è mai stato tradotto.

Sommer (Iglau [Jihlava] 1888-Londra 1955) era ebreo – fuggì dai Sudeti nel 1938 con l’ultimo treno per Praga - e quindi nel suo libro dà molto spazio ai rapporti di Adriano con gli ebrei. Un altro aspetto su cui insiste è la dialettica libertà-schiavitù. Gli ebrei sono “interiormente schiavi della legge” e proprio per questo non accettano altro signore che Dio (anche se i più moderati si augurano che Adriano non li costringa a scegliere). Antinoo è nato libero, ma i confini fra libertà e schiavitù sono molto labili, quando si sta così vicino al potere assoluto.

Il titolo completo è Antinous, oder, Die Reise eines Kaisers [Antinoo, o, Il viaggio di un imperatore], ed è articolato in capitoli che corrispondono ad altrettante tappe: Antiochia, Palmira, Damasco, Cesarea, Tiberiade, Gerusalemme, Alessandria, Menfi, Ermopoli, Tebe, Bithynos – Bene Berak, Elia Capitolina.

Non c’è una tappa a Roma, ma Sabina fa parte della carovana, e all’inizio del libro passeggia con Adriano nei giardini di Dafne, ad Antiochia. Sabina è contenta di avere finalmente un po’ di parte nella vita del marito. Adriano le ricorda il giorno in cui, a Claudiopolis, hanno incrociato per strada un giovane pastore. Sabina ha dimenticato l’episodio, Adriano no. Non capita tutti i giorni di vedere un così bel ragazzo. Quando Sabina gli chiede perché mai non se lo sia portato via subito, Adriano risponde che non lo sa. Lui stesso si è ricordato del pastore solo perché ha visto una statua di Mitra con lo stesso viso. Il giovane di Claudiopolis, però, è di puro sangue greco. Adriano l’ha chiamato a corte, e sta arrivando.

Più tardi, Adriano discute con l’architetto Apollodoro una serie di progetti, e gli chiede chi sia il miglior scultore disponibile. Sarebbe un peccato non commissionargli una statua del giovane pastore (“la vista del giovane Mitra me l’ha ricordato; ma ora capisco chi mi ricorda in realtà: Bacco davanti alle porte degl’Inferi, Bacco che riporta alla vita sua madre Semele”). Ancora più tardi, una confraternita orfica dona ad Adriano una statuetta di Zagreo, e di nuovo l’imperatore nota la somiglianza.

Diciamo subito che in questo libro Antinoo e Adriano non vanno mai a letto insieme. Perché, dice Antinoo “Socrate e Platone erano ricchi. Se davano il corpo, rimaneva loro lo spirito. Io non ho che questo corpo”. Obbedirebbe a un ordine, ma, naturalmente, Adriano non intende costringerlo.

Però la cosa inquietante è che Antinoo odia il proprio corpo (“quest’opera d’arte non riuscita, questo strumento inservibile”). Perché la bellezza non serve a nulla (a questo Oscar Wilde aveva già cercato di rispondere, ma prima che si aprissero gli inferni del ventesimo secolo). Gesù, pensa Antinoo leggendo il Vangelo di Luca, non era certo bello, era un falegname dalle mani callose, abile nel suo lavoro. Meglio degli dèi dell’Olimpo, pigri e ghiottoni.

Allora, che cosa ama Antinoo? L’imperatore come padrone del mondo, che quindi ha potere di cambiare il mondo e fare la felicità degli uomini (“Hai il cuore troppo grande – commenta Adriano – io mi contenterei di essere amato come individuo, comincio a farmi vecchio e ho bisogno di calore”).

In Egitto, la notte prima di imbarcarsi per il viaggio sul Nilo, Adriano sogna che Antinoo è fuggito. Lo insegue per le strade di una città che può essere Alessandria, Antiochia o Atene, ma più corre e più veloce si fa la corsa del giovane, che alla fine scompare. Al risveglio Adriano si interroga, si dice che forse ha sempre pensato più a se stesso che all’amato, ma cos’ha da rimproverarsi, infine? Senza di lui, Antinoo avrebbe vissuto un’esistenza oscura, senza potere, senza influenza. Perché allora il ragazzo non sembra felice? Gli dispiace che lo credano il compagno di letto dell’imperatore? Ha nostalgia della Bitinia? Adriano lo chiama, gli chiede se voglia andarsene. Se vuole tornare a casa, può partire subito, prima che risalgano il Nilo. Antinoo non riesce a parlare. Non riesce a pensarsi separato da Adriano. E’ libero, ma non vuole fare uso della sua libertà.

A Menfi, Adriano scende nel sepolcro intatto di un antico Faraone, spezza i sigilli della camera sepolcrale (ma rinuncia a fare aprire il sarcofago). All’uscita, viene punto da un insetto, e pochi giorni dopo, quando lo sbarcano a Hermopolis, è in fin di vita. Lucio e Sabina isolano il malato e assumono il controllo della situazione. Quando Antinoo cerca di vedere l’imperatore, Lucio lo mette agli arresti sulla nave. Ma il comandante, contrariamente agli ordini ricevuti, non fa incatenare il ragazzo (chissà, l’imperatore potrebbe ancora riprendersi…).

Se agli dèi dell’Olimpo nessuno crede più (lo dice Adriano stesso), Antinoo crede ai demoni, questi esseri “senza corpo, senza volto”; ci crede con la paura ancestrale di un uomo delle caverne. Se Adriano, nella sua imprudente visita alla tomba, è caduto preda dei demoni, nemmeno gli dèi possono salvarlo. Ma senza Adriano, la vita di Antinoo non ha più senso. Potrà salvare se stesso solo se salva Adriano; morendo, darà senso alla sua vita. Così si getta nel Nilo dalla finestra della cabina. L’ultima cosa che vede è il volto dell’imperatore, un immane volto di pietra che lo inghiotte. Il suo corpo non verrà mai più ritrovato.

Intanto Adriano fa un altro sogno: al suo capezzale compare Toth, lo psicopompo (a proposito, vi piace American Gods di Neil Gaiman? E’ uno dei miei libri preferiti), che gli ordina di seguirlo. Questo è un viaggio nel viaggio, ed è l’ultimo. Adriano si meraviglia che un ibis gli dia degli ordini, e ancor più si meraviglia di venir giudicato da un’assemblea di animali presieduta da un morto. Ma quando Toth gli toglie il cuore dal petto per pesarlo, Adriano sente la sua stessa voce pronunciare la formula del Libro dei morti “Mio cuore, non testimoniare contro di me”… e in quel momento qualcuno bussa timidamente alla porta bronzea del tribunale. Osiris ordina a Toth di andare a vedere. Toth apre la porta, e riferisce: “Fuori sta un’anima, dice che il suo corpo galleggia nel Nilo. Io non l’ho chiamata. Si offre volontariamente in cambio dell’anima dell’accusato.” “Esamina il suo cuore – risponde Osiris – per saggiare se l’offerta è schietta e piena.”
Dopo un tempo che ad Adriano pare infinito, Toth risponde di sì. Poi, con mano leggera, rimette il cuore di Adriano al suo posto e lo riporta a Ermopoli.

Adriano si sveglia. Sta benissimo. Chiede di vedere Antinoo…

Potrei ancora dirvi che poco dopo scopre in cielo una nuova stella, una stella che nessun altro vede, ma la cui presenza gli astronomi di corte fanno a gara a confermare; che i compaesani di Antinoo, alla notizia della morte del ragazzo e della sua divinizzazione da parte del suo assassino, si sfrenano come baccanti, e rimarranno per sempre estranei e irriducibili sia alla romanità che al cristianesimo; ma preferisco chiudere con le ultime parole di Adriano, inginocchiato davanti all’immagine di Antinoo: “Ti ho immolato al mio egoismo. Mi assisterai nella mia ora più difficile? Mi rischiarerai la via col tuo sorriso?”

La statua guarda oltre, verso qualcosa di lontano e d’ignoto. Adriano si rialza a fatica, ritrova a tentoni il suo scranno.

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