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| Riporto alcune iscrizioni pompeiane dal carattere erotico tratte dal mio libro "Vivere l'antico", Maremmi Editore di Firenze, scusandomi di questa pubblicità, ma convinto che possa essere utile a questo dibattito
Iscrizioni amorose sui muri di Pompei
E' qui sulle strade che ora si intessono ora si concludono amori. Così accade che un marito tradito vada in cerca di testimoni per cogliere la moglie in flagrante adulterio e si soffermi per strada a scrivere: “Li abbiamo in pugno! Romula è qui con quel farabutto!”. Le frasi sono il più delle volte oscene: parole salaci, parole grossolane di ammirazione per prodezze amorose, sollecitazioni di ragazze che conoscono il loro mestiere. Un graffito dichiara: "Antioco si è fermato qui con la sua Citera", un altro è alquanto vanaglorioso:"Floronio, soldato della legione VII, è stato qui; poche donne seppero di lui e tutte gli si sono date". Non mancano però discrezione ed amabilità. Ascoltiamo allora queste iscrizioni: "se v'è qualcuno che si inasprisca verso due innamorati, presume di impedire all'acqua perenne di scorrere"; ed allora "Stia in salute colui che ama, perisca chi non sa amare, due volte perisca chi intralcia il corso naturale dell'amore". Ed ancora:"se v'è qualcuno che non ha visto l'Afrodite dipinta da Apelle, guardi la ragazza mia, che risplende come quella"; "O pupa che sei bella chi mi manda è colui che ti appartiene. Addio!; "Credi a me, è volubile la natura degli uomini". Un innamorato si lamenta del suo cocchiere: "Se tu sentissi i fuochi dell'amore, mulattiere, ti affretteresti di più per vedere Venere. Io sono innamorato, te ne prego, pungola le tue bestie, andiamo. Hai finito di bere, andiamo, prendi le redini e scuotile. Portami a Pompei, là dove è il mio dolce amore". Un altro incide questa preghiera: "Cara Sava, ti prego di volermi bene"; oppure si afferma soddisfatti: "Solo chi ama è bello", mentre una fanciulla esprime il suo disappunto: "Quanto sei brutto, Tertius!". Due anime gentili ci confidano: "Qui si sono incontrati Romula e Staphilus", ma più oltre leggiamo: "Qui Staphylus si è incontrato con Quieta". Non mancano le risposte argute, poiché uno afferma: "Candida mi ha insegnato ad odiare le brune", ed un'altra mano aggiunge spiritosamente: "Le odi, ma ci ritorni volentieri!”. Un consiglio: "Oggi la rabbia non è ancora passata, stai quindi attento a non farti vedere, ma, credimi, se ha pianto, l'amore non tarderà a ritornare" Si scrive poi sotto casa di una bella innamorata: Non dimenticarmi, mia padrona di casa, te ne prego per Venere Fisica; oppure malevolmente alla stessa Venere: Io ti supplico, che il mio rivale perisca. Lo stesso innamorato deluso nel tempio della dea si vendica, poiché scrive che le vuole rompere le costole e le reni e renderle così colpo su colpo: "Chiunque ami venga qui. Voglio rompere le costole a Venere a suon di nerbate e fiaccarle i lombi ad onta della sua divinità. Se ella può trafiggere a me il petto che è fragile; perchè allora non dovrei io romperle la testa a bastonate?". Tuttavia quanto è dolce quel verso in esametri graffito nel portico della Casa degli Amanti: "Gli amanti a guisa di api vogliono (succhiano) una vita zuccherata come il miele"; un'espressione di felicità a cui un commentatore malizioso volle apporre un correttivo "Vellem"- "Così fosse!" oppure "Viva colui che ama, perisca chi non sa amare" oppure ancora "Perisca due volte chi impedisce di amare". E poi quanto sono belli questi versi: "Come vorrei tenere le tue braccia amate attorno al mio collo e baciare le tue labbra. Va ora piccola bambola, credimi, leggera è la natura dell'uomo; spesso nel mezzo di una notte di veglia che era per me una notte perduta, mi dicevo: buon numero di quelli che la Fortuna ha portato all'apice, essa poi getta in basso all'improvviso e li fa precipitare; così come Venere ha unito i corpi degli amanti, la luce del giorno divide". Atteggiamento questo comprensibile se un’altra iscrizione muraria, all’interno della Basilica nel Foro, afferma: Se qualcuno ricerca in questa città teneri amplessi, sappia che qui le ragazze sono tutte disponibili. L’amore spesso facile però non soddisfa appieno nemmeno il più insaziabile amante e quindi ci si ricorda magari, preferendo stare in solitudine, l’amore lontano. Di questo malinconico e dolce rimpianto fa fede un graffito in una stanza da letto di un albergo: “Vibio Restituto ha qui dormito da solo, ma non ha fatto che desiderare la sua Urbana”. Cosa non può fare il desiderio d’amore? Può perfino farci improvvisare poeti, come accadde a chi, ricorrendo a citazioni di Virgilio e Ovidio, ha scritto, su di un monumento funebre, a Novellia Primigenia, una affascinante donna di Nocera: Non più di un’ora mi basterebbe essere la gemma (dell’anello offerto) per dare a te, che la inumidisci con la bocca quando apponi il sigillo, i baci che vi ho impresso; e a chi, nella casa di Fabio Rufo, afferma su di un muro: Chi trascorrerà con te la notte in un sonno felice? Ah, fossi io! Di molto sarei più felice. C’è poi una donna che teme che il suo innamorato, durante il viaggio, si innamori di qualche altra donna a causa delle “reti di Venere”. La sua iscrizione è nella camera da letto a sinistra dell’ingresso della Casa di Ercole: Effettivamente Venere é seduttrice; poichè al mio amato mena attacchi, gli susciterà tentazioni per via: lui si auguri una buona navigazione, che è quanto chiede la sua Arione. La galanteria poi non guasta mai e gli elogi, specialmente quando si ama, si sprecano: “Cestilia, regina di Pompei anima mia dolce, ciao”; “Fanciulla, quanto sei bella! Mi manda a te chi è tuo. Ciao”; “Per Ceio e per molti fanciulla splendida”; “Che farò per voi, occhiuzzi ammiccanti? ”; “Noete, luce mia, ciao, ciao ancora e sempre ciao “;“Dolcissima e amatissima, salute a te e ciao “; “Amore mi detta ora che scrivo e Cupido mi guida la mano: possa io morire se scelgo di essere un dio, ma senza te”; “La ragazza a cui ho scritto e che accettò il mio messaggio è mia a buon diritto. Quella che mi disse il prezzo, non mia, ma di tutti”. Quando si è poi innamorati le richieste si fanno sempre più pressanti e non si ha al riguardo spesso nessun pudore. Così particolarmente efficaci sono le preghiere d’amore scritte ovunque sui muri:” Secondo la sua Prima ovunque si trovi saluta. Ti chiedo, o signora, di amarmi“; “Sto per arrivare. Salve, o mia Sava. Procura di amarmi”; “Ti amo, o Facile, fatti possedere”; “Istmo saluta Successa: ciò che ti ho chiesto, e tu mi hai promesso...”; “Salute a te, o...nostra. Ininterrottamente ti prego, o mia signora; per Venere Fisica t’imploro di non respingermi. (Firma) Ricordati di me”; “Alla sua Vittoria, salute”; “Zosimo saluta Vittoria. Ti chiedo di farmi da sostegno in questa mia età. Se credi che io non abbia denaro non amarmi”; “Rimanga chiusa la tua porta a chi implora, si spalanchi a chi porta. Oda l’amante che è entrato i lamenti di chi è rimasto fuori”; “ Il portinaio faccia ben caso a chi porta doni; se bussa uno a mani vuote, rimanga sordo e sonnecchi fino a tarda sera”. Le risposte non tardano ad arrivare, come quella ragazza che, nella casa di Trebio Valente, mantiene la calma e sa rispondere anche per le rime: “O Valente, (tu mi dici:) signora. Magari, o Valente, fossi signora! Noi pensiamo alla salute”. Gli scherzi tra innamorati sono poi a Pompei all’ordine del giorno e molti muri ne subiscono le conseguenze, continuamente graffiti come sono da battute salaci e spesso irriguardose : “Primigenio saluta Successa. Salve, mio bocconcino”; “Da Fonticello al suo Pesciolino tanti tanti saluti“; “Serena a Isidoro non se lo fila proprio”; “Votate Marco Cerrinio all’edilità. C’è chi lo ama, e chi ne è amato, io non l’ho mai potuto soffrire. (altra mano) Chi disdegna, ama”; “Livia saluta Alessandro. Se stai bene, non mi interessa; se muori accorro”; “L’ira è ora recente, meglio è ora andar via. Quando il risentimento sarà svanito, credi, ritornerà l’amore”; “Virgola al suo Terzio: sei uno sporcaccione”. Gli innamorati però devono spesso combattere contro l’intransigenza altrui e per questo sfogano i loro risentimenti su chi, incapace di amare, vieta ad altri le delizie dell’amore. Di ciò sono testimonianza alcuni graffiti: “Chi ama è sempre in guerra”; “Mi è capitata l’occasione e non me la sono fatta scappare”; “ Nessuno è più bellicoso di chi amò una donna ancora ragazzino”; “Chi ama non deve prendere bagni caldi; nessuno infatti, che si sia scottato, può amare le fiamme”; “Chi ha in animo di amare, farà bene ad andarsene nella terra degli Sciti. Nessuno vorrà essere a tal punto barbaro da nuocersi deliberatamente”; “Chi vieta di amare, chi nasconde gli amanti, non è mai solo”; “Ingabbi i venti chi può distogliere coloro che si amano e fermi il flusso perenne delle sorgenti”. Vi sono poi coloro che si vantano delle loro conquiste amorose; e sono sia donne che uomini, sebbene la casistica voglia dare una certa precedenza numerica alle conquiste maschili su quelle femminili. Fra le molte, spesso di irriguardosa volgarità, ne ho scelto alcune più discrete: “Restituto ha sedotto spesso molte fanciulle”; “Il trace Celado; Crescente il reziario, signore delle ragazze I etc.”; “Celado il trace sospiro delle fanciulle“; “Celado il trace orgoglio delle fanciulle”;”Crescente il reziario delle fanciulle notturne, mattutine e delle altre medico...”; “Romula, di uomini,...mille, diecimila”; “Euplia qui si è congiunta con uomini gagliardi a profusione”; “Vita mia, piacere mio, diamo corso per un po’ a questo gioco: sia questo letto un campo e sia io per te un destriero”; “Chriserote e Successo qui ce ne siamo fatte tre per ciascuno”; “Qui me ne sono fatte due”; “Il ventuno novembre del 751° anno di Roma, sotto il consolato di Messalla e di Lentulo, Epaphra, Acuto e Aucto si appartarono con una donna di nome Tychè, pagando ognuno cinque assi. Per un totale di quindici assi”; “Sono venuto qui, ho ben amato, poi sono tornato a casa”(sul modello del veni, vidi, vici di cesariana memoria); “Bimba, molti ti amano, ma solo Ceto o Aniceto sa farlo bene”. Eppure, si sa, in amore le sconfitte, come le conquiste sono all’ordine del giorno. Così, come si scrivono le vittorie, altrettanto si enumerano i dolori e le inquietudini che un amore respinto e ormai finito ci hanno dato nell’animo. E come struggente appare l’iscrizione di un innamorato che si dispera per i continui rinvii, a tal punto da desiderare la morte; ma gli uomini sanno anche essere partecipi, proprio perchè le hanno provate anche loro, alle sofferenze altrui e così alcuni hanno aggiunto alle tristi parole i loro commenti pieni di pietà e di solidarietà: “Se puoi e non vuoi perchè le gioie rinvii e perchè rinfocoli la speranza e mi rimandi sempre a domani? Obbligami dunque a morire, tu che mi imponi di vivere senza di te. Premio di buona azione sarà certo il non avermi crocifisso. Ciò che la speranza strappò, la speranza di certo restituisce all’amante. Chi legga ciò, mai più altro legga dopo. Giammai si serbi incolume colui che scriverà sopra. Dici bene! Bravo! Edisto”; “Che succede? Dopo che a forza occhi mi trascinaste nel fuoco, non a forza inondate le vostre gote. Invero non possono le lacrime spegnere la fiamma. Queste cose incendiano il volto e distruggono lo spirito. Tiburtino ha composto questi versi”; ”E già l’incendio si appicca a tutti i vicini, se farò sì che la fiamma si propaghi”; “Se sai cosa possa l’amore, se ti riconosci come un essere umano, abbi misericordia di me, dammi la possibilità di incontrarti”. La gelosia in amore è un sentimento comunissimo ed anche i pompeiani innamorati non ne sono immuni. Il loro sfogo dunque appare in numerose iscrizioni, come pure le loro minacce a chiunque cerchi di insidiare un amore così lungamente sofferto: “Chi tenterà di insidiare la mia ragazza, in quel caso, possa essere consunto dal fuoco su montagne deserte”; “Evita di fare espressioni lascive e gli occhiuzzi languidi, alla moglie altrui e la tua bocca conservi il pudore”; “Papero, dalla mia bella vattene via”; “Erotarin, vecchia gelosa”; “Successo, il tessitore, ama Iride, la cameriera dell’osteria che invece non se lo fila proprio. E più egli implora, più ella non lo cura proprio. A scrivere è il rivale. Ti saluto. Tu che sei invidioso, non osare di tenere dietro a chi è più bello di te, e che non solo è aitante, ma è anche capace di ogni misfatto”. Particolarmente commovente è però trovare iscrizioni di coniugi che ancora si amano teneramente e per questo confidano ai muri della città il loro eterno amore: “Non venderei mio marito...a nessun prezzo...”; “Soave è l’amore al nostro animo...e al languore della vecchiaia è...d’altri tempi...”; “Dafnico e la sua Felicina sono passati di qua. Viva Felicina! Viva Dafnico! Ogni bene ad entrambi”; “Eulale, possa tu stare in salute insieme a tua moglie Vera e pienamente godertela”; “Methè di Atella, serva di Cominia, ama Chresto. Che Venere Pompeiana, propizia, possa blandire sempre i loro cuori e farli vivere in perpetua concordia”. L’amore, quando è vero, trova il suo naturale compimento nella nascita di qualche bel pupo e, desiderato o meno, l’evento deve pure essere ricordato sui muri della città: “Atimeto mi ha messa incinta”; “Il ventitrè gennaio Orsa ha partorito ed era di giovedì”; “E’ nato Cornelio Sabino”; “Giovinetta è nata sabato due agosto alla seconda ora della sera”. Città dunque viva, anche e soprattutto per le sue numerosissime iscrizioni, di cui i muri sono talmente pieni che, più di una volta, vi è qualcuno che esasperato ha scritto a margine:
"ADMIROR TE PARIES NON CECIDISSE” QUI TOT SCRIPTORUM TAEDIA SUSTINEAS
"Mi pare incredibile, o muro, che tu non sia ancora crollato sotto il peso di tante sciocchezze"
RAFFAELE MAMBELLA |