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La caccia e la falconeria, nel medioevo e rinascimento
view post Posted on 14/10/2008, 16:32P_QUOTE
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ailinon

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 24/11/2009, 17:12


Passatempo per i nobili medioevali,
e poi sempre più diffusosi anche nel rinascimento,
è la CACCIA.
E con essa l'arte della FALCONERIA.

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L'imperatore in una scena di caccia, una miniatura da L'art de la chace des oisiaus, Parigi, Bibliothèque National de France, ms fr. 12400 (inizi sec. XIV: è la traduzione francese del ms. pal. lat. 1071, voluta da Jean II signore di Dampierre e di Saint Dizier).

La falconeria è una pratica venatoria che si basa sull'addestramento di falchi o altri uccelli rapaci.


Si tratta di una disciplina molto antica la cui origine viene fatta risalire agli antichi Egizi.

In Europa ebbe un momento di particolare fortuna nel Medio Evo che ebbe il suo apice sotto il regno dell'imperatore Federico II, autore di un trattato dal titolo De arte venandi cum avibus ("sull'arte di cacciare con gli uccelli"). L'opera, il cui manoscritto originale è conservato alla Biblioteca Vaticana, tratta approfonditamente i sistemi di allevamento, addestramento e impiego dei rapaci nella caccia.

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Illustrazione tratta dal
De arte venandi cum avibus di Federico II


Per praticare la falconeria, in particolare, bisognava disporre di molto tempo, di una grande competenza nell'allevamento e la cura dei rapaci, ed infine, di molto denaro.
Un rapace ben addestrato costava somme enormi ed ai contadini era vietato possederlo.
Cacciare con il falco divenne ben presto uno status-symbol: se l'aquila reale era riservata all'imperatore, il girifalco lo era al re, mentre il falcone gentile (la femmina del falco pellegrino) era destinata al principe; alla dama lo smeriglio, il falco lanario al nobile di campagna… L'omaggio di un rapace ben addestrato era considerato un dono di grande valore.
Ne abbiamo un esempio in alcune storie di amore cortese dove la dama, prima restìa ad accettare la corte di un cavaliere, accetta di fidanzarsi con lui dopo il dono di uno splendido falcone.

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Un falconiere che addestra il suo falco (de arte venandi cum avibus, Biblioteca Apostolica Città del Vaticano).

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Caccia col falcone. Manoscritto del XV secolo.


BIBLIOGRAFIA CONSIGLIATA:

* Il cervo e il lupo. Caccia e cultura nobiliare nel medioevo - Galloni Paolo
Laterza - Roma-Bari 1993

* Mensile "Medioevo" Anno 12 n. 11 (142) novembre 2008. Pagine da 110 a 115 - "Fuga dal bosco"

Edited by ailinon - 11/11/2008, 23:24

“Prepotente, collerico, violento, eccessivo in tutto, di una sregolata immaginazione erotica unica, ateo sino al fanatismo, eccomi in poche parole, ammazzatemi o prendetemi come sono perché io non cambierò”
Marchese Donatien Alphonse François de Sade

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view post Posted on 7/11/2009, 09:54P_QUOTE
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 23/11/2009, 17:21


Dal mio sito : D e dal libro La spada nella roccia.

La Falconeria
La falconeria, cioè l'arte di addestrare uccelli rapaci per la caccia, era esercitata fin dai tempi più antichi in Asia, India e Cina. Non era invece conosciuta presso i popoli mediterranei, infatti nessun autore, greco o latino, cita nei suoi scritti questa particolare attività. Solo nell'Alto Medioevo essa venne diffondendosi in occidente e divenne ben presto una delle espressioni più caratteristica della cultura nobiliare e della sua passione per la caccia. Inizialmente la caccia era un'attività essenziale per il procacciamento del cibo, ma quando perse questa sua primordiale caratteristica, assunse la funzione di divertimento e di occasione mondana. Anche la falconeria, in tal modo, divenne una sorta di gioco di società, con precise regole di svolgimento. Questa arte, quindi, fu sentita come un tratto distintivo della nobiltà: negli ambienti nobiliari, infatti, un falcone addestrato era il più gradito e prestigioso dei doni e ai signori dell'epoca piaceva farsi raffigurare con il proprio falcone sul pugno.
Il falcone era quasi un simbolo dell'aristocrazia del tempo e privarsene per un nobile scopo non poteva essere altro che indice di un animo generoso e di un'indole superiore. [...]
I rapaci utilizzati potevano essere falchi veri e propri, considerati i più degni della caccia «nobile», oppure i cosiddetti accipitrini, cioè astori e sparvieri. Essi venivano addestrati in vari modi, a volte anche crudeli: per renderli mansueti venivano indeboliti togliendo loro sonno e cibo; veniva loro coperto il capo con un cappuccio perché non fossero spaventati o distratti da nulla; li si abituava a riconoscere solo il loro padrone, a rimanere appollaiati solo sul suo pugno e a riconoscerne la voce e i comandi.
La caccia avveniva in modi differenti a seconda del rapace utilizzato. Il falcone pellegrino, infatti, denominato «alto volo», si lanciava dal pugno della mano sinistra coperta dal guanto e si innalzava a grandi cerchi concentrici, «volando a monte», come era chiamato questo tipo di volo. Dall'alto avvistava la preda e piombava fulmineo su di essa uccidendola «per urto». Gli astori e gli sparvieri, invece, definiti rapaci di«basso volo» o da «pugno», facevano «il salto» gettandosi dal pugno stesso e, utilizzando lo slancio iniziale, afferravano la preda che uccidevano per soffocamento risalendo subito dopo.
Per portare il falco sul guanto gli si legavano le zampe con il geto di cuoio, unito, con un piccolo attrezzo a doppio anello, al legaccio detto lunga. Il falco portava quasi sempre il cappuccio e quando questi gli veniva tolto l'uccello sapeva automaticamente che era giunto il momento di predare e di avere quindi un po' di cibo come ricompensa. Spesso era munito anche di un piccolo sonaglio [...].

La caccia
La caccia nelle società antiche aveva una funzione importantissima: essa, infatti, era legata alla necessità di procacciarsi il cibo; era quindi fonte di sostentamelo. Tutte le società passate, fin dai primordi, hanno lasciato ampie e differenti testimonianze dell'attività venatoria: nei graffiti, nelle rappresentazioni pittoriche, nei testi scritti.
Nella mentalità antica, inoltre, esisteva un profondo legame tra caccia e guerra: i concetti stessi di caccia e guerra e la loro funzione sono simili. Da un certo punto di vista, infatti, la caccia rappresentava il miglior addestramento alla guerra: comportava un notevole sforzo fisico, imponeva l'apprendimento dell'uso delle armi che erano praticamente le stesse utilizzate in guerra, prevedeva l'uso del cavallo ed animava, infine, lo spirito bellicoso e violento di cui la guerra era, a sua volta, espressione. [...]
Nell'iconografia classica l'eroe-cavaliere veniva spesso raffigurato a caccia o in guerra: i suoi gesti, in entrambe le attività, sono simili e nel suo antagonista, sia esso un uomo, una belva reale, o un mostro fantastico, si può individuare il simbolo del male che l'eroe è chiamato a sconfiggere.
Ovviamente il tipo di caccia a cui qui si fa riferimento non è certo quello che prevede la netta superiorità dell'uomo sulla selvaggina, soprattutto se minuta, ma quello le cui sorti sono incerte poiché si tratta di uno scontro diretto, una sorta di singolar tenzone fra l'uomo e la fiera, così come in guerra con il nemico contro il quale ci si batte in duello. [...]
Nell'Alto Medioevo l'economia agricola regredisce ed avanzano gli spazi incolti, boschi e brughiere, ricchi di selvaggina. Si ritorna inevitabilmente a forme arcaiche di approvvigionamento di cibo: la caccia, quindi, riveste un ruolo economico molto importante accanto ad altre attività di sfruttamento delle zone incolte come la pesca, la raccolta, l'allevamento brado. In quell'epoca tutta la popolazione è libera di esercitar l'attività della caccia secondo modalità differenti: o liberamente negli spazi incolti comuni, o in quelli privati pagando, in tal caso, una tassa. Non vi sono comunque limitazioni alla caccia e la selvaggina costituisce per la popolazione del tempo un apporto alimentare di fondamentale importanza. Le stesse leggi dei popoli germanici non parlano di divieti, bensì di norme di comportamento a cui i cacciatori devono attenersi e di criteri di divisione delle prede.
Nei ceti nobiliari, tuttavia, la caccia non è considerata solo un'attività necessaria per procacciarsi il cibo, ma viene vissuta anche come fonte di divertimento e come addestramento per il guerriero e quindi per il nobile che in quei secoli era, da un certo punto di vista, guerriero di professione.
La caccia era da questi vissuta con passione, con spirito violento e bellicoso al punto tale che non erano infrequenti le notizie, riportate dalle cronache del tempo, di personaggi più o meno illustri rimasti accidentalmente uccisi durante qualche battuta di caccia.
Nel corso del Medioevo cacciare diventa privilegio sociale e viene riservato così a poche persone: perde quindi il suo carattere di diritto esteso a tutto il popolo.
Questa evoluzione è determinata da due motivi: l'agricoltura si espande e ciò determina il restringimento degli spazi incolti e di quelli boschivi; le selve residue vengono trasformate in riserve di caccia il cui uso era destinato a nobili e sovrani. [...] La lotta al bracconaggio, per tanto, divenne sistematica e particolarmente severa e solo in alcuni casi venne concessa e tollerata la caccia alla selvaggina di piccolo taglio e quindi di minor pregio.

Links interessanti sulla falconeria:

http://www.falconeria.org/
http://www.matrix2000.co.uk/falconry.htm
http://www.marvel.it/falcuc/storia.htm

Links sulla caccia:

http://www.cacciailcacciatore.org/index.html (perdonatemi, non ho saputo resistere)
http://www.medieval-castles.org/index.php/...uses_and_hunter
http://www.medieval-life-and-times.info/me...ing-history.htm

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