La corte del gaio sapere - Cesare+Miguel+Angelo lover's

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La Moda del seicento
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Il Seicento è un secolo di grande cambiamento artistico.Lo stile più influente è sicuramente il Barocco i cui maggiori esponenti sono artisti del calibro di Velasquez,Rubens e il nostrano Bernini.Ma ciò che affascina di questo periodo è anche il vestiario della popolazione Europea,molto raffinato e sontuoso per quanto riguarda le famiglie appartenenti a un Ceto sociale alto,più povero e sobrio per la popolazione povera.
Parto col descrivere il vestiario maschile dell'epoca.

Il capo fondamentale del costume maschile è un giubbinochiamato anche"farsetto", appuntito sul davanti, arricchito da trine e merletti, che si indossa su calzoni voluminosi, fissati al ginocchio da stivali con il bordo ripiegato, oppure da calze bianche o colorate, con scarpe decorate da fibbie, nastri e tacchi. Il mantello può avere lunghezze diverse. Fondamentali accessori degli abiti sono i colletti bianchi, ampi con ricami preziosi, ed i polsini merlettati, Nel corso del ‘600 in tutta Europa diviene moda per gli uomini portare i capelli lunghi oppure usare parrucche con riccioli enormi solitamente di un bianco splendente come richiamo della purezza e della nobiltà. Questà moda fu diffusa dal sovrano di Francia,il Re Sole.


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Il costume femminile, assume forme elaborate e curve, con aggiunta decorazioni e merletti. La moda europea prevede un busto rigido e maniche gonfie gonne ampie che poggiano su un verdugale , ovvero una gabbia di cerchi concentrici che si amplia dal girovita verso terra. Il corpetto ha scollature a barchetta, completate da colletti di pizzo, veli leggeri o da un fichu, ovvero un fazzoletto di seta ornato di merletti. Il verdugale, verso la metà del secolo, sarà sostituito dal guardinfante, un'armatura di vimini, ingombrante e fastosa, molto di moda soprattutto in Spagna.
Sui capelli raccolti morbidamente si poggiano leggere cuffie bianche di lino o di batista, spesso ornate di pizzi, oppure l' huiken, tipico olandese, ovvero un velo plissettato, sostenuto da un cerchietto rigido, che giunge fino ai piedi. Sotto le gonne i calecon, mutandoni fino al ginocchio con calze colorate, sostenute da giarrettiere, e scarpe in capretto o in velluto, ornate da nastri, con tacchi piuttosto alti.
Mantelle bordate da pellicce vengono spesso a completare un abbigliamento.

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Approfondimento:

Vestiario Maschile

Il corpo maschile vestito è racchiuso in un involucro che, come quello delle armi, si caratterizza per l’aspetto strutturato e scultoreo. Solo le calze, i guanti e la camicia, che aderiscono direttamente alla pelle, sono morbidi; tutti gli altri numerosi indumenti che si sovrappongono a questi e si raccordano tra loro in sistemi complicati sono in parte o tutti irrigiditi, spesso autoportanti. Sotto le armi di acciaio l’uomo occidentale indossa un’altra armatura fatta di tessuti, che rimanda a quella vera e che gli modella intorno alle membra un corpo innaturale ideale alle cui forme non sono estranei richiami a modelli della scultura classica.
L’ideale virile dell’uomo perennemente belligerante, che tramonta solo nel secolo scorso, condiziona tutte le scelte e i mutamenti della moda maschile: le gambe non saranno più nascoste ma, più o meno evidenziate dalla lunghezza o aderenza dei calzoni in uso, rimarranno protette da questo indumento nato per tenerle separate; la vita, fino al tardo settecento sottolineata, resterà in qualche modo segnata da decorazioni o dal taglio; per la classe nobile, la spada farà parte integrante dell’abbigliamento, condizionando la linea sartoriale dei capi più importanti.
La formula del vestire maschile è in tre pezzi fondamentali: marsina (giustacuore) sottoveste e calzoni, che diventa norma nell’ultimo quarto del secolo XVII e da cui deriverà l’abito maschile ancora oggi in uso. La sua adozione, che sembra abbia avuto origine in Inghilterra, risponde indubbiamente al bisogno preciso di semplificare e razionalizzare l’abito maschile, divenuto, nella moda francese, eccessivamente disordinato e ridondante.
Con la diffusione delle armi da fuoco il colletto si era notevolmente allungato ed era apparso all’esterno a sostituire gran parte della corazza metallica, che non offriva adeguata protezione. Abbandonata la parte inferiore dell’armatura, le gambe erano ora protette da stivali di cuoio e dalle lunghe falde di pelle del colletto che arrivavano a mezza coscia, o anche fino ai polpacci. Il colletto non era divenuto più lungo, ma adesso poteva anche esser provvisto di maniche. Uno spacco al fondo permetteva di rivoltarle, in caso di necessità, sull’avambraccio, dove potevano essere fermate da bottoni.
I colletti lunghi ricorrono con grande frequenza ritratti del Seicento, dove è spesso evidenziato il sistema di chiusura anteriore con lacci decorati con galloni e preziosi. Il giustacuore o la sottoveste, che hanno dapprima la stessa struttura, non sono in fondo che la traduzione in parte di questo indumento difensivo, arricchito da bottoni e tasche. Ce lo dimostrano anche i paramani, che nelle marsine settecentesche appaiono chiaramente derivati dalla pratica di rivoltare l’orlo sul polso, sono infatti tagliati a parte e quindi applicati, ma risultano di continuazione della manica e conservano lo spacco sottostante.
Verso la fine del sedicesimo secolo la spada, sempre presente, è retta in genere da una cintura non più in vista, portata sotto il giustacuore, che si fende allora ai lati per permettere il passaggio dell’impugnatura. È in questo periodo che la sopravveste maschile si arricchisce di un largo ventaglio di pieghe sui fianchi, con la necessaria fessura in mezzo, e che le falde si aprono sostenute dalla spada che aiuta a tenerle scostate dalle gambe.


Vestiario femminile:


Il seno viene negato, gli abiti vengono tagliati come se non esistesse affatto. I busti da questo momento diventano un indumento necessario del guardaroba, oltre a tenere erette le spalle e la colonna vertebrale, sembrano concepiti anche per lo scopo di dar foram al vestito..
La funzione primaria delle mammelle, l’allattamento dei bambini, è abbandonata come un’attività animalesca: le donne di condizione sociale superiore affidano i loro nati a balie provenienti in genere dai ceti sociali più bassi, che svolgono un compito ritenuto degradante.
Due sono le cesure importanti che appaiono sull’immagine femminile: la vita, assottigliata dalla punta che scende sul ventre, separazione fra la parte spirituale e quella terrena del proprio io; e il collo, separazione fra la ragione eterna, la testa, e la carne mortale. I collari producono una scissione ottica della figura e impedendo di fatto piegamenti, non consentono che una vista parziale e difficoltosa di quella parte di se stessi che deve essere superata.
Questo modo di abbigliarsi, macchinoso e ideologizzato, ha il fine di educare gli atteggiamenti e il comportamento della persona, costringendo a gesti misurati e controllati, pieni di quella grazia che entrerà a far parte dei valori importanti che regolano le relazioni sociali.
L'uso del busto e del corsetto, che stringe con forti lacci in vita per dar forma al corpo, determina anche una deformazione fisica che con gli anni, e soprattutto se applicata fin in giovane età, diventa permanente.
Il corpo si modifica e plasma per assumere l'ideale di bellezza delle donne, con il seno e le spalle aperte e ampie e la vita esile come le vespe. Così stretto il torace comprime i polmoni e la respirazione diventa difficile ed anche il cuore ha poco spazio.
Nella moda francese la corazza indossata sotto le forme fantasiose degli abiti invece di educare a comportamenti virtuosi, provoca effetti contrari: il contrasto fra la durezza delle linee artificiali e la morbidezza della carne lasciata vedere, divenendo arma di seduzione. Tutto l’erotismo occidentale si fonda su questo divario fra ciò che si vede e ciò che si può solo immaginare, fra la realtà nascosta e le sue forme svianti o allusive di manifestazione. Sono gli abiti dégagés, di chiara ispirazione orientale, sciolti e spesso aperti davanti sul busto steccato che accentuano maliziosamente il contrasto. Appaiono nella metà del Seicento, nei primi anni del Settecento nati per essere portati nell’intimità domestica, sono subito sentiti come causa disordine e rilassatezza dei costumi.

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ailinon

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Bellissimo!
Io aggiungo solo un dettaglio che mi piaceva per Guillaume (chi mi conosce sa chi sia!)

LA GORGIERA


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Rembrandt - Autoritratto con gorgiera

La gorgiera costituiva parte dell'abbigliamento nobiliare maschile e femminile dal XVI al XVII secolo. Consisteva in un rigido colletto pieghettato talvolta di vistose dimensioni. Fu reso popolare in Italia da Caterina de' Medici. Anche striscia metallica delle antiche armature, cingeva il collo a protezione della gola.

“Prepotente, collerico, violento, eccessivo in tutto, di una sregolata immaginazione erotica unica, ateo sino al fanatismo, eccomi in poche parole, ammazzatemi o prendetemi come sono perché io non cambierò”
Marchese Donatien Alphonse François de Sade

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Le Acconciature e le Parrucche nel Seicento-Settecento



Nell’Europa medievale la Chiesa proibiva frivolezze e mondanità, per cui le acconciature maschili e femminili erano molto semplici e castigate . Fino al IX secolo gli uomini della nobiltà europea portavano i capelli corti a livello della nuca, mentre le donne li tenevano lunghi e, generalmente, raccolti in trecce. Dopo il matrimonio, obbedendo ai dettami della Chiesa in materia di pudore, coprivano le trecce con un velo.
Nel Seicento furono molto apprezzate le acconciature francesi, ad esempio quella maschile con i capelli divisi sulla nuca in due ciocche annodate da un nastro e quella femminile realizzata con una cresta di pizzo pieghettato che si innalzava sulla fronte. Principale caratteristica del secolo fu tuttavia la diffusione delle parrucche, moda lanciata da Luigi XIII, che la usava per nascondere la calvizie, e da Luigi XIV, che ne portava una altissima per ovviare alla bassa statura. Le parrucche rispecchiavano il gusto barocco nel loro colore bruno e nell’abbondanza di riccioli. Quelle maschili coprivano il dorso e il petto, mentre quelle femminili sfioravano le spalle, gonfiandosi sui lati e intrecciandosi con gioielli e fiocchi.
La moda delle parrucche del Settecento subì una notevole midifica. Gli uomini indossavano infatti parrucche incipriate e con i capelli legati a coda da un fiocco o raccolti in una reticella. Le parrucche femminili si arricchirono di nastri, fiori, piume e persino modellini di mulini, velieri o carrozze, raggiungendo talora altezze così vertiginose da costringere le dame a inginocchiarsi sul fondo delle vetture per evitare di impigliarsi.

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Con la Rivoluzione francese si ebbe un ritorno al gusto classico: per gli uomini, ad esempio, entrò in voga una pettinatura con capelli tagliati corti e disposti in riccioli, che fu poi imitata anche dalle donne con la sola aggiunta di un nodo dietro la nuca. Acconciature più complicate tornarono in voga verso la metà dell’Ottocento, con chignon, treccine e lunghissime ciocche arricciate che appesantivano il capo.


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Tipica parrucca entrata in voga dopo la Rivoluzione Francese



Credits per la foto di parrucca col veliero al sito ateliergluckarte

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ailinon

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Ecco la descrizione, invece, del tipico abbigliamento olandese:

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CAPITANO OLANDESE


Il capitano raffigurato nel quadro indossa:

LINEA A BOTTE:i volumi erano valorizzati dal punto vita posto piuttosto in alto,dalle gonfie maniche e dalle imbottiture applicate presso l’attaccatura delle maniche.
FARSETTO:tagliato in vita e dotato di falde piuttosto svasate sui fianchi la cui lunghezza poteva essere variabile.
CALZONI:linea ampia,lunghi,dritti e terminano sotto al ginocchio.
CALZE:visibili nel bordo degli stivali.
COLLETTO:ampio,piatto e di pizzo.


Un esempio femminile invece, era:

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ISABELLA BRANDT D’OLANDA

La dama indossa:
COLLETTO A MOLA DI MULINO: trasformazione della gorgiera rinascimentale. Non impediva i movimenti del capo.
CAPPELLO: a cupola alta con la falda rialzata da un lato.
VESTE: con corpetto ricamato che termina con una lunga punta sul davanti.
GONNA: a due strati di colori contrastanti.

Tratto dal sito http://www.ipia.it/ipsia_moda/storia_delle_follie.htm

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